Correva l’anno 2021: la pandemia da Covid iniziava ad allentarsi e le navi da crociera tornavano ad ospitare volumi significativi di passeggeri, prima del recupero della piena capacità operativa tra il 2022 e il 2023. Un itinerario, in particolare, ha segnato la ripartenza del mercato crocieristico dopo quello stop forzato: l’Arabia Saudita. Il regno delle due spade si era aperto al turismo internazionale nel 2019, grazie al programma Vision 2030; due anni dopo MSC Crociere, con la sua MSC Bellissima, è stata la prima compagnia al mondo ad avere il permesso di attraccare a Gedda e partire per uno storico itinerario sul Mar Rosso. Da allora, le crociere in Medio Oriente sono entrate nei palinsesti di molte altre compagnie, tra cui Costa Crociere, Norwegian Cruise Lines e Windstar Cruises.
Sembrava l’inizio di una nuova epoca: le crociere con tappe in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Oman e Qatar lasciavano intravedere la trasformazione del Medio Oriente nei nuovi Caraibi, proponendo ai turisti italiani una svernata più vicina ed economica rispetto alle classiche vacanze oltreoceano. Questo trend, però, è andato via via congelandosi.
Prenotazioni crociere in Medio Oriente: il calo già dal 2024
Le serie storiche estratte da Ticketcrociere, la prima piattaforma italiana di vendita crociere, mostrano che il numero di passeggeri italiani che hanno acquistato crociere in Medio Oriente è in calo già dal 2024. Non solo: il confronto con i Caraibi – l’homeport mondiale per eccellenza, a cui il nuovo business delle crociere in Medio Oriente aspira a rosicchiare passeggeri, soprattutto europei – svela che la competizione tra le due destinazioni è durata poco.
Nel 2023, dopo aver prenotato sul portale di Ticketcrociere, 1100 crocieristi tricolori si sono imbarcati su navi che hanno navigato in Medio Oriente, spinti anche dall’effetto novità della tratta. Nel 2024 e 2025 i passeggeri sono stati rispettivamente 830 e 576, registrando una riduzione probabilmente collegata alla percezione di sicurezza sulla zona, in calo già prima dello scoppio della guerra; 65 i passeggeri movimentati nei primi due mesi del 2026. I dati ricalcano il trend a livello globale: secondo la CLIA, la più grande associazione commerciale al mondo dedicata all’industria delle crociere, nel 2024 si sono imbarcati nei porti del Middle East 517mila passeggeri, il 3,9 percento in meno rispetto all’anno precedente.
Sempre nel 2023, dopo aver acquistato i biglietti sul portale di Ticketcrociere sono partiti per i Caraibi 964 crocieristi – meno di quelli che hanno scelto il Medio Oriente. Già nel 2024, però, il trend inizia a cambiare, con 813 passeggeri nei Caraibi, quasi un testa a testa. A partire dal 2025 la tendenza si inverte: 1016 crocieristi nell’area caraibica contro i 576 del Medio Oriente. Infine si arriva al 2026, con solo 65 passeggeri movimentati nei primi due mesi dell’anno nella Penisola arabica e 298 (dato parziale a febbraio) nei Caraibi. Il tutto nonostante i prezzi: una cabina con balcone per una crociera di una settimana a gennaio-febbraio in Medioriente, su una nave mass market, per un passeggero italiano costava 1.660 euro nel 2025 (2.045 nei Caraibi) e 1.807 nel 2026 (contro 2.073).
“Nonostante questa parabola discendente, negli ultimi due, tre anni abbiamo comunque assistito a un incremento dell’interesse degli italiani verso le crociere in Medio Oriente come alternativa più economica ai Caraibi” spiega Matteo Lorusso, direttore generale di Ticketcrociere. “Quello che poteva essere l’inizio di una rincorsa è stato però bruscamente interrotto dai recenti conflitti nell’area. Le compagnie sono molto sensibili alla sicurezza dei passeggeri; inoltre pianificano gli itinerari con largo anticipo: ora che hanno posizionato le loro navi altrove, è difficile immaginare un completo ritorno in loco prima di un paio d’anni” continua Lorusso. “È anche vero che le destinazioni coinvolte sono turisticamente “giovani” e hanno grandi mezzi per promuovere il turismo. In questo caso però le infrastrutture e il marketing non bastano: le compagnie richiedono stabilità geopolitica e operativa. Il rimbalzo arriverà, ma richiederà molto più tempo del previsto”.
La situazione attuale delle compagnie e le prossime partenze
La nave con più passeggeri italiani a bordo che si è trovata indirettamente coinvolta dal nuovo conflitto è stata MSC Euribia. “Le indicazioni ricevute dai nostri agenti di vendita dicono che chi aveva prenotato una crociera in Medio Oriente a bordo di MSC Euribia riceverà un rimborso totale della crociera, oppure potrà utilizzare il suo credito per una qualsiasi futura prenotazione”. spiega Lorusso. “Alcuni clienti hanno poi espresso dubbi sull’itinerario di MSC Fantasia che tocca la Turchia, ma in linea di massima ci sono state pochissime cancellazioni, a testimonianza di come questo paese sia ad oggi considerato sicuro”.
Oltre a MSC Crociere – la cui MSC World Europa, punta di diamante della compagnia in Medio Oriente, è stata appena ricollocata nelle Antille Francesi – gli altri operatori con itinerari pianificati in Medio Oriente sono Costa Crociere, la tedesca Mein Schiff e la greca Celestyal Cruises. La compagnia italiana ha comunicato di aver ridisegnato l’offerta di destinazioni per l’inverno 2026/27 sospendendo le rotte in Medio Oriente ed Emirati e puntando sulle isole Canarie e Madeira. Le navi di Mein Schiff e Celestyal Cruises sono a tutt’oggi bloccate nei porti di Abu Dhabi e Dubai e accumuleranno ritardi in vista delle loro crociere programmate sul Mediterraneo. Entrambe le compagnie hanno offerto un rimborso completo o un credito per una futura crociera.
Anche Aroya Cruises, la nuova compagnia di crociere di proprietà interamente saudita, ha confermato la cancellazione totale della restante parte della sua stagione invernale nel Golfo Persico. Lo scorso novembre Lars Clasen, il CEO di Cruise Saudi – la società nata nel 2021 per sviluppare l’industria nelle crociere nel paese – aveva dichiarato che, a causa dell’instabilità sul versante Mar Rosso, le compagnie crocieristiche sarebbero tornate pienamente operative in Arabia Saudita solo nel 2027/2028. La situazione ora rischia di frenare ulteriormente l’ambiziosa tabella di marcia del Vision 2030.
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